Inganni retorici. Scopriamo e smascheriamo le fallacie argomentative
A cura di Alessandro Draghi
Un paesaggio avvolto in una nebbia fumosa, acque torbide dalle profondità indistinte, ombre danzanti che svaniscono nel nulla. Questa breve descrizione, che potrebbe benissimo aprire un romanzo, dipinge invece perfettamente il tema dell’ultimo incontro DiCo. Il 9 maggio, infatti, ci siamo riuniti per affrontare il tema dell’inganno retorico, andando alla ricerca di chi costruisce discorsi fumosi, falsità nascoste e argomenti sfuggenti: il sofista. Questa ricerca, che vanta illustri precedenti nella storia del pensiero (basti pensare a Platone), ha definito il campo di indagine della fallacia come una forma di inganno, ma anziché analizzarne la struttura formale, si è concentrata sugli elementi di contorno che, abilmente inseriti dai sofisti, precludono il riconoscimento dell’inganno.[1] Sempre sulla scia platonica, il tema è stato introdotto con una metafora:
«Supponete di non sapere cosa sia un umano e di trovarvi a una lezione di biologia. La docente vi mostra uno scheletro e inizia a disquisirne per ore. Terminata la lezione, vi invita a uscire dall’aula, a fumare una sigaretta nel cortile dell’università o a camminare per la strada. Al termine della pausa, viene chiesto di alzare la mano a chi abbia visto un essere umano. Nessuna risposta. Allora viene chiesto di alzare la mano a chi abbia incontrato esseri bipedi e implumi. Tutti alzano la mano.»
Le fallacie argomentative sono come gli esseri umani: possiedono una struttura portante, ma anche «carne e sangue». Se ci limitiamo a considerare la sola struttura ossea, allora, incontreremo molte fallacie, ma non saremo in grado di identificarle.
L’intervento si è articolato in tre parti:
- Introduzione alle fallacie e alla loro classificazione.
Evitando la trappola dell’etimologia e rinunciando a sterili elenchi di fallacie giustapposte, si è cercato di esplorare una questione centrale: se la fallacia è un inganno, chi è il vero responsabile, chi inganna o chi si lascia ingannare? Poi è stato analizzato il confronto tra due fonti autorevoli in merito alla classificazione delle fallacie: il dizionario Treccani, che le definisce come un errore puramente logico, e il professor Cattani, che ne individua cinque specie.[2] Al fine di dirimere la controversia, è stata proposta una dimostrazione di come le fallacie non siano solo logiche.
- Caccia al sofista.
La seconda parte si è concentrata sull’autore delle fallacie. Dopo aver evidenziato la distinzione tra il comico e il sofista, sono stati presentati alcuni video: il sofista è stato indagato nel contesto della pubblicità, dell’università e della politica. Il dialogo con il pubblico ha fatto da protagonista: essendo il sofista sfuggente e fumoso, è necessaria una collaborazione attiva per smascherarlo.
- Attività di laboratorio
Al termine della ricerca, si è svolta un’attività di laboratorio: è stato letto un testo appositamente costruito con fallacie. Il pubblico, con attenzione e rispetto, ha analizzato e spiegato le ragioni per cui l’argomentazione non era valida, mentre il presentatore ha svolto il ruolo del contradditorio.
Il risultato? Il pubblico ha accolto con grande favore questa proposta: l’approccio pratico a una materia spesso ridotta a teoria e confinata nelle aule universitarie è riuscito a cogliere un’esigenza concreta.
Bibliografia
https://www.treccani.it/vocabolario/fallacia/
Cattani, A. (2011). 50 discorsi ingannevoli. GB Editori.
Platone (2007). Sofista. A cura di Francesco Fronterotta. BUR Rizzoli.
[1] Cfr. Platone (2007).
[2] Per la definizione Treccani: cfr. https://www.treccani.it/vocabolario/fallacia/; per la divisione delle specie delle fallacie cfr. Cattani (2011).